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Libertà è partecipazione
18 settembre 2011
Popolo Viola Perugia si impegna insieme a Cittadini in Rete (Perugia)

Popolo Viola Perugia ha aderito a Cittadini in Rete insieme a 20 associazioni presenti nel territorio perugino 

CITTADINI IN RETE nasce per informare e responsabilizzare i cittadini che vogliono partecipare alle decisioni della pubblica amministrazione su un tema di fondamentale importanza come quello dei rifiuti che ha ricadute pesanti sulla salute, l’economia e la qualità dell’ambiente di cui viviamo. Il Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR) prevede un “ciclo integrato” al termine del quale c’è l’INCENERITORE, da mettere in funzione entro il 2013. Per questo da qualche mese gli amministratori regionali e del Comune di Perugia, nel promuovere la raccolta differenziata “porta aporta”, affermano che l’inceneritore previsto dal PRGR è “indispensabile per chiudere il ciclo dei rifiuti”, cercando così consenso presso cittadini solo superficialmente informati.

CITTADINI IN RETE ritiene che sia dovere delle amministrazioni puntare su alternative che non mettano a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini e che siano capaci di promuovere un tipo di economia più diffusa anziché concentrata in pochi soggetti. 

Le associazioni:

Iniziativa in corso:

PETIZIONE

Alla Regione Umbria

Con la presente PETIZIONE i promotori e sottoscrittori, in vista dell’imminente esaurirsi della capacità delle discariche e per una maggiore salvaguardia delle risorse finanziarie, dell’ambiente e della salute pubblica,

chiedono

che la Regione Umbria modifichi il Piano Regionale Gestione dei Rifiuti e gli atti connessi e collegati affinché:

1) Sia data priorità finanziaria e sollecita attuazione alle azioni di RIDUZIONE, RIUTILIZZO, RECUPERO E RICICLO dei rifiuti come previsto dalla normativa europea;

2) Sia prevista entro l’anno 2012 l’adozione esclusiva della “TARIFFA”PUNTUALE, quale corrispettivo del servizio di gestione dei rifiuti, in modo che a tutti gli utenti dell’Umbria sia chiesto di contribuire proporzionalmente ai rifiuti indifferenziati effettivamente prodotti; 

3) Siano adottati entro l’anno 2011 atti di programmazione specifici per la nascita, potenziamento e sviluppo di tecnologie e imprese volte al recupero e riciclo dei rifiuti.

4) Sia escluso qualsiasi tipo di TRATTAMENTO TERMICO DEI RIFIUTI

diritti
10 giugno 2011
Libertà è partecipazione! BattiQuorum
l 12 e il 13 giugno abbiamo il dovere ed il diritto di andare a votare: diritto come cittadini ma dovere in quanto esseri umani che dovranno consegnare il paese ed il pianeta alle generazioni future. 

I 4 questi che ci saranno sottoposti li abbiamo fortemente voluti come cittadini quando, meno di un'anno fa, abbiamo firmato e fatto firmare per chiedere l'abrogazione di leggi che ritenevamo ingiuste ed insulse. 

Ancora oggi continuiamo a pensare: 
1) che la gestione dell'acqua debba essere pubblica affinchè sia garantita a tutti a prescindere dalle condizioni personali (così come la gestione dei rifiuti, trasporti ed altri servizi essenziali)
2) che debba essere fermata la costruzione di centrali nucleari per guardare verso altre forme di produzione di energie rinnovabili dando la possibilità ai ricercatori di non abbandonare il paese e di studiare alternative sostenibili.
3) che l'uguaglianza di tutti davanti alla legge sia un caposaldo ineliminabile della nostra Carta Costituzionale.

Una nuova Italia si è mobilitata, specialmente negli ultimi giorni, per diffondere e divulgare le date dei referendum e soprattutto dei contenuti dei quesiti. Flash mob in tutte le "salse", volantinaggio, loghi, foto e filmati girano nel web ormai da qualche mese. 

Una parte dell'Italia che "dorme" è bilanciata da una che combatte per i propri diritti ma che nella sua forma di lotta generosa difende anche quelli della parte assopita e narcotizzata da decenni di lavaggi del cervello mediatici.

Il nostro movimento, il popolo viola perugia, ha volantinato, messo cartelli nelle macchine, partecipato ai flash mob, ha divulgato e condiviso informazioni tramite internet e comunicati stampa; non vogliamo sentirci superiori ad altri solo perchè abbiamo fatto semplicemente ciò che ritenevamo giusto ma, un po' egoisticamente, siamo moralmente sollevati nel poter dire di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità nella difficile battaglia per il raggiungimento del quorum.

Non sappiamo se l'obiettivo finale del superamento del quorum verrà conseguito però ci sentiamo di dire grazie a tutti coloro che, in questi giorni, hanno collaborato, partecipato, fornito idee e spunti di riflessione per cercare di rendere quanto più possibile informati i nostri concittadini.

Adesso a parlare dovranno essere i numeri che usciranno dalle urne domenica e lunedì; ricordiamo, con Giorgio Gaber, che "libertà è partecipazione" quindi invitiamo tutti a non delegare ai potentati economici il proprio futuro e quello dei propri figli ma a decidere in prima persona attraverso lo strumento più puramente democratico che abbiamo, il referendum!



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diritti
27 maggio 2011
I referendum: le più alte forme di democrazia
Acqua pubblica, ripudio del nucleare ed una giustizia uguale per tutti sono scelte di fondamentale importanza per il futuro del nostro paese ed è giusto che su questi temi si esprimano i singoli cittadini

Fra circa un mese ci sarà l'occasione di utilizzare le più alte forme di democrazia che una popolazione possa avere: i referendum.
Purtroppo a causa del governo, dei poteri forti, delle televisioni e dei media i cittadini italiani sono completamente disinformati: non si conoscono le date, i quesiti sono ai più sconosciuti, un'alta percentuale di popolazione addirittura crede siano stati soppressi dall'accantonamento del nucleare da parte del governo.
Acqua pubblica, ripudio del nucleare ed una giustizia uguale per tutti sono scelte di fondamentale importanza per il futuro del nostro paese ed è giusto che su questi temi si esprimano i singoli cittadini, senza mediazioni, come previsto dalla nostra Costituzione.
Riteniamo che quella del 12 e 13 giugno sia una partita da giocare fino in fondo sia per l'importanza in se che hanno questi temi, sia per dare all'opinione pubblica il segnale che questo governo, che continua a difendere gli interessi di pochi, non rappresenta più il paese che ha occupato.
Il Popolo Viola Perugia, nell'ambito dell'evento nazionale BATTIQUORUM, organizzarà quante più iniziative possibili di volantinaggio per sensibilizzare la popolazione a non disertare le urne.
Noi chiediamo ai partiti vicini all'opposizione al governo nazionale un maggior impegno nella campagna informativa grazie alla loro capillare rete di sedi su tutto il territorio, con banchetti, con camioncini con altoparlante, con il porta porta al fine di raggiungere il quorum necessario affinchè il voto referendario sia valido; sollecitiamo inoltre la mobilitazione di tutte le forze che dicono di volere il bene dello stato e della democrazia, siano essi partiti o associazioni di cittadini.
Vi chiediamo di dare un senso al vostro esistere.
Certi che accoglierete il nostro invito, almeno nei fatti, vi salutiamo cordialmente.


Popolo Viola Perugia

diritti
5 aprile 2011
Sì ai referendum del 12 e 13 giugno
Popolo Viola Perugia si mobilita a fare volantinaggio ed a divulgare i 4 Sì che ci daranno il diritto di avere un ambiente pulito ed un legittimo impedimento alla delinquenza.

Invitiamo tutti i cittadini a diffondere le date dei referendum. 

Nei giorni 12-13 giugno si voterà per il bene comune



diritti
9 marzo 2011
12 marzo in Difesa della Costituzione italiana e della scuola pubblica
Si è costituito, in occasione di un partecipato incontro cui hanno preso parte rappresentanti di associazioni, sindacati e partiti, il Comitato cittadino “A DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DELLA SCUOLA PUBBLICA di PERUGIA” , che organizzerà anche a Perugia una mobilitazione di piazza per testimoniare la volontà di difendere i diritti sanciti dalla Costituzione e l’istruzione pubblica, svilita e offesa dalle parole del premier. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della mobilitazione nazionale che si svolgerà per sabato 12 marzo. Il Comitato perugino è, dunque, impegnato nell’organizzazione di un evento pubblico in piazza della Repubblica nel pomeriggio del 12 marzo alle ore 16.00, cui sono invitati a partecipare le donne e gli uomini che credono che l’Italia possa essere un posto migliore per tutti. 
L’adesione al Comitato è aperta a tutte le persone e i gruppi che vorranno aderire e sostenere la mobilitazione. 
Per farlo è sufficiente inviare una mail all’indirizzo: adifesadellacostituzionepg@gmail.com.

Hanno aderito al Comitato e parteciperanno alla Manifestazione le seguenti associazioni, partiti e movimenti di Perugia:
Articolo 21
AUSER
CGIL
Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti - CIDI
Coordinamento dei Docenti della Scuola Pubblica
Comitato SE NON ORA QUANDO?
Federazione dei Giovani Comunisti Italiani
Giovani Comunisti
Giovani Democratici
IDV Giovani
Italia dei Valori
Libera
Libertà e Giustizia
Partito dei Comunisti Italiani
Partito della Rifondazione Comunista
Partito Democratico
Partito Socialista Italiano
Rete degli Studenti Medi
Rete Viola Perugia
Sinistra Ecologia e Libertà
Tavola della Pace
Unione degli Universitari – UDU
Valigia Blu



diritti
9 agosto 2010
Intervista a Vincenzo Lo Zito

Nella Croce Rossa Abruzzese avvengono delle irregolarità amministrativo-contabili. A denunciarle è il maresciallo Vincenzo Lo Zito, dipendente CRI, a compierle è la Presidente Maria Teresa Letta la quale ha anche provveduto al 2° Trasferimento per incompatibilità ambientale dello stesso. I fatti contestati dal maresciallo, toccano diverse sfere, dell’agire nella pubblica amministrazione ma attengono sempre alla stessa persona che vuole tutto sotto il suo controllo e la sua direzione.
(testo ripreso dal blog di Vincenzo Lo Zito)

Aquila, 31/07/2010 intervistato durante la manifestazione  "l'Aquila Day"


diritti
5 agosto 2010
Io non ridevo...
Siamo tutti aquilani perché siamo tutti cittadini del mondo. E’ con questo spirito che siamo partiti da Perugia la mattina del 31 luglio. La manifestazione era prevista per le 15,00 a Piazza D’Armi.

Man mano che passavano i minuti si avvicinava la gente con indosso i colori della città verde e nero, ma anche il viola ed il rosso. Sono le associazioni e movimenti che hanno aderito alla manifestazione. Tutti con macchinette fotografiche pronti a catturare immagini per non dimenticare. Sì perché è facile che si dimentichi quando si torna tutti nelle proprie case comode con intorno le persone che amiamo, famiglia oggetti a noi familiari, abitudini .
Ecco queste solo quelle piccole cose che a molte famiglie aquilane mancano da più di un anno. Il corteo prende via XX settembre che sale verso la città, la rabbia sale mentre la strada svela nei due lati palazzi abbandonati, negozi chiusi ben protetti dalle transenne che non riesco comunque a nascondere i detriti e le macerie in un anno e mezzo diventate l’habitat di arbusti ed erbacce, unici viventi cui è permesso violare la zona limita, la zona rossa. La strada, accompagnata dalla voce guida di Enza, ci porta a quella che una volta era chiamata la casa dello studente dove ora c’è solo il vuoto delle fondamenta e quello che rimane dei palazzi a fianco porte interne di case che si affacciano nel vuoto.
Frammenti di vita quotidiana fermati alle finestre di un anno fa. Bottiglie d’acqua appoggiate ai comodini e panni stesi che aspettano da 18 mesi di essere ritirati. Una statua a forma di angelo realizzata con pezzi di travi colorati dedicata ad una ragazza di 20 anni circa morta come altre famiglie nel palazzo di fronte alla casa dello studente. La realizzazione strutturale di una banca ha minato la solidità del palazzo dove diverse famiglie hanno trovato la morte, non c’è solo la fatalità del terremoto in questa tragedia. Questo momento di commozione trasmesso sia dalle parole che dalle lacrime di Enza viene scosso dall’arrivo del presidente di Lega ambiente il quale, ancora incredulo, racconta che i vigili urbani avevano provato a impedirgli di raggiungere il corteo a pedi!
 Il percorso del corteo, si snoda per altre vie principali della città e termina piazza Duomo dove campeggia, tra gli altri, il tendone nel quale la cittadinanza si riunisce settimanalmente. Da questo punto il corteo si divide per andare a visitare i paesi limitrofi non prima di una ricognizione per il centro storico della città militarizzata: annunci, foto delle vittime, fiori e tanti mazzi di chiavi sulle transenne che sbarrano il passo per la “zona rossa”. Per raggiungere la nostra meta passiamo davanti alle newtown le tanto acclamate newtown del progetto C.A.S.E.!. Palazzi colorati case una a fianco all’altra lungo la statale senza nessun servizio .. negozi, parco giochi .. Che cosa può fare una persona anziana se non ha una macchina se avesse bisogno di medicinali o anche solo della compagnia di un conoscente?
La nostra destinazione è Poggio Picenze. Un piccolo paesino dove da una parte sfoggiano le M.A.P. (moduli abitativi provvisori) dall’altra le case vecchie lesionate o distrutte dal terremoto. Ci raccontano che le M.A.P. hanno già subito un intervento di manutenzione perché i tubi dell’acqua installati non essendo adatti per il clima rigido di questi posti si sono gelati durante l’inverno e sono scoppiati causando poi infiltrazioni. Inoltre il cemento costruito alla base delle M.A.P. è molto spesso raccontato dagli abitanti. Quando verrà il momento di togliere le M.A.P. come verrà rimosso il cemento? Perché non si è usato il cemento ecologico?
Una signora appena ci vede rientra di corsa perché si vergognano di essere attrazione turistica. Altri si avvicinano e inizia il racconto delle ore di paura, dei disagi che vivono.
Mariano ci guida nella violazione della zona rossa del paese transennato ma, a differenza de L’Aquila, non vigilato. Ci fa vedere la sua abitazione che ha retto alle scosse grazie ad una recente ristrutturazione. Ma a fianco una casa sventrata dove si intravedono arredamenti d’interno mischiati con travi e detriti. E nella negligenza più totale un tubo che perde acqua da oltre un anno. Quello che fa male non è avere qualcosa di provvisorio è la mancanza di progetti e previsioni che rende la rabbia dell’abbandono ancora più forte. Gli abitanti del paese ci raccontano che si è pensato a costruire senza demolire cioè che era pericolante, per cui il paese ora ha due scuole una inagibile ed una costruita sulle aree dove prima giocavano i ragazzi, stessa cosa per l’asilo e per tutte le altre nuove costruzioni. È evidente, ci dicono, che l’interesse non era quello di migliorare la nostra condizione ma quello di costruire, costruire e costruire. Finisce qui il nostro percorso tra lo sgomento e l’incredulità!
Tornando a casa ci vergogniamo un po’ ci sentiamo in colpa per le nostre comodità e, messi in prospettiva, ci fanno ridere i piccoli problemi quotidiani che il giorno prima ritenevamo importantissimi. Ma poi il tempo passa e la routine ci riprende, ma non vogliamo dimenticare quella gente ormai rassegnata a programmare i propri progetti futuri utilizzando l’unità di misura delle ore anziché degli anni.

Noi non ridevamo ...                                                                           31 luglio 2010

Vjola Luarasi
Andrea Antonelli
Gentiana Luarasi



diritti
24 giugno 2010
La Corte Costituzionale respinge il ricorso delle Regioni contro il nucleare
Articolo che non troveremo sulla stampa quotidiana e tanto meno sui telegiornali!!


La Corte Costituzionale ha respinto oggi pomeriggio il ricorso contro il nucleare di 10 Regioni. Erano 11, ma poi il Piemonte si è sfilato.

Nei giorni scorsi, tuttavia, la Corte Costituzionale ha accolto un altro ricorso contro il nucleare avanzato da alcune Regioni e dalla Provincia di Bolzano. Cosa viene cancellato, e cosa resta?

Il nocciolo del ricorso respinto oggi stava nella possibilità del Governo di scavalcare le Regioni in caso di mancata intesa sull’ubicazione degli impianti.

In un comunicato della Corte Costituzionale si legge che essa “ha dichiarato queste censure in parte infondate ed in parte inammissibili“. La motivazione della sentenza verrà depositata nelle prossime settimane: e leggendola si potrà capire meglio.

Con un’altra sentenza, pochi giorni fa, la Corte Costituzionale ha tuttavia accolto il ricorso di Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e dalla Provincia autonoma di Trento contro il nucleare.

Secondo l’interpretazione del sottosegretario allo Sviluppo Economico Saglia, questa bocciatura cancella semplicemente la possibilità di nominare commissari di governo per sveltire le procedure.

Accogliendo questo ricorso, la Corte Costituzionale aveva però sottolineato che il ritorno all’atomo è considerato dal Governo urgente, ma lo si vuole realizzare con capitali privati, che sono incerti.

Un’azienda investe dove e quando le conviene, non in base a ciò che il Governo considera urgente: l’urgenza dovrebbe quindi comportare l’assunzione diretta dell’opera a carico dello Stato.

A lume di buon senso, le implicazioni di questa sentenza della Corte Costituzionale mi sembrano diverse da quelle dedotte dal sottosegretario. Ma sono questioni in punta di diritto: e non mi ci ficco in mezzo.

Su Agi News la Corte Costituzionale respinge il ricorso delle Regioni contro il nucleare

Su Agenzia Asca l’interpretazione del sottosegretario a proposito del precedente ricorso accolto dalla Corte Costituzionale
diritti
13 maggio 2010
Acqua Pubblica

ieri nel pomeriggio la giunta regionale della Puglia ha approvato il disegno di legge per la costituzione dell'azienda pubblica regionale "Acquedotto pugliese - AQP" realizzato dal tavolo tecnico congiunto "Acqua Bene Comune dell'Umanità" costituito da esponenti ed esperti della Regione Puglia, del Comitato pugliese "Acqua Bene Comune" e del Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua che all'art. 5 stabilisce "L’AQP, ai sensi dell’art. 2 della presente legge, è un soggetto di diritto pubblico, non ha finalità di lucro e persegue il pareggio di bilancio. Gli eventuali avanzi di gestione sono finalizzati al miglioramento del servizio idrico integrato secondo i principi e le modalità di gestione previste dalla presente legge" e l'art. 6 . disciplina "il governo pubblico partecipato dell'acquedotto pugliese".
Qui di seguito il comunicato stampa diffuso dalla Regione e il link dal quale potete scaricare il testo di legge:
Naturalmente, adesso il testo passa al Consiglio regionale che - secondo gli impegni presi dal Presidente Vendola e dalla sua coalizione in campagna elettorale - dovrà essere approvato nei primi 100 giorni dell'attuale legislatura.

A presto e buona giornta
Margherita Ciervo
per il Comitato pugliese "Acqua Bene Comune"
24 aprile 2010
INTERPRETAZIONE GIURIDICA DELLE SCELTE REFERENDARIE DEL COMITATO PER L’ACQUA PUBBLICA

NOTE PER L’INTERPRETAZIONE GIURIDICA 
DELLE SCELTE REFERENDARIE 
DEL COMITATO PER L’ACQUA PUBBLICA 
anche in confronto con le scelte di Italia dei Valori

 

 

  1. Perché i primi due quesiti del referendum.

Innanzi tutto, va chiarito un punto su cui spesso vengono a formarsi false convinzioni. Nessuna normativa ha mai privatizzato la proprietà dell’acqua. L’acqua è e rimane un bene pubblico inappropriabile. Al massimo i soggetti privati possono ottenerla in concessione (con i problemi di sfruttamento commerciale intensivo che ne derivano).

Il problema che si pone il Comitato per l’Acqua Pubblica è quello di impedire che la gestione dell’acqua (prelevamento alla sorgente, immagazzinamento, potabilizzazione, distribuzione, gestione degli acquedotti) sia affidata a privati, nella convinzione che per le utilities (beni con scarso valore aggiunto, come appunto l’acqua) il vero valore del bene sia molto più legato al processo di “estrazione” e distribuzione, piuttosto che al bene in sé e per sé.

La proposta referendaria del Comitato per l’Acqua Pubblica è strutturata in modo da non ottenere il semplice ritorno al sistema di gestione dell’acqua precedente all’entrata in vigore del cosiddetto Decreto Ronchi, ma di impedire in modo assoluto che l’acqua venga gestita da società di capitale e/o con logiche privatistiche e di profitto.

Prima dell’avvento del Decreto Ronchi, infatti, già una serie di norme, emanate tra il 2000 e il 2006, consentivano ai Comuni di gestire il sistema idrico (e in genere tutti i servizi pubblici ricompresi nelle finalità dell’Ente pubblico) attraverso tre strumenti:

  • la gestione in economia (ovvero in house);
  • la gestione attraverso aziende speciali;
  • la gestione attraverso società pubbliche.

La gestione “in economia” significa che il Comune continua la gestione del servizio in modo formalmente e materialmente interno, con propri dipendenti e proprie strutture (come avveniva originariamente col sistema dei cosiddetti “fontanieri”).

La gestione in house significa che l’Ente affida il servizio ad un’entità che controlla completamente e direttamente, soggetta alle stesse regole pubblicistiche a cui è soggetto l’Ente affidante (e che possono anche non rilevare all’esterno, dal momento che si occupano solamente di pura gestione tecnica).

Le aziende speciali (da non confondere con le aziende municipalizzate) sono dei soggetti di diritto pubblico, a tutti gli effetti sottoposte alle limitazioni e ai controlli pubblici e al controllo politico dell’Ente istitutore; semplicemente agiscono sul mercato come un’entità distinta (hanno personalità giuridica). Possono anche avere natura consortile e riunire più Enti.

Le società pubbliche (per probabile assonanza con le Public Company anglosassoni) sono a tutti gli effetti entità private (non meravigli la trovata linguistica, perfettamente idonea a sviare  i sospetti e a distogliere il cittadino), che agiscono con logiche private secondo la normativa privatistica del Codice civile (e delle altre leggi in materia commerciale), semplicemente partecipate dall’Ente e create allo scopo di gestire un servizio pubblico. L’Ente pubblico non può in nessun modo incidere sulle decisioni della società pubblica se non attraverso gli strumenti privatistici: in particolare, con la partecipazione al Consiglio di Amministrazione e/o con la nomina di alcuni Amministratori (delegati). Il fatto che in genere il Comune abbia la Presidenza della società, in realtà non significa quasi nulla, dal momento che alla presidenza, in queste società, sono affidati sono compiti di rappresentanza e mai di decisione. Esiste invero il cosiddetto “contratto di servizio” con cui l’Ente affida alla società la gestione del servizio pubblico a certe precise condizioni, ma in realtà si tratta di un documento politico con uno scarsissimo valore giuridico. L’Ente pubblico potrebbe “ritirare” l’affidamento del servizio alla società pubblica per mancato rispetto del contratto di servizio … ma sono cose che non succedono. Si pensi che anche la RAI è legata allo Stato da un contratto di servizio. Si pensi alle questioni dell’occupazione, degli assetti economici di un territorio e al terremoto che il ritiro dell’affidamento del servizio pubblico significherebbe. E’ un’ipotesi di scuola che in realtà non può avvenire. Va infine specificato che l’aggiudicazione ai privati deve essere effettuata per mezzo di una gara secondo le norme comunitarie.

 

Il Decreto Ronchi prevede che i servizi pubblici debbano essere affidati esclusivamente a società pubbliche e che gli Enti pubblici debbano cedere la maggioranza delle società  pubbliche ai privati. Salvo il caso in cui ciò non sia materialmente possibile (ad esempio perché non si trova una società privata disposta ad accollarsi il servizio pubblico).

L’abrogazione dell’art. 23 bis del Decreto Ronchi consentirebbe di tornare al sistema tripartito, conferendo comunque al Comune la possibilità di continuare a servirsi di una società pubblica.

Ma la proposta referendaria del Comitato per l’Acqua Pubblica vuole andare oltre, prevedendo anche l’abrogazione della norma che permette l’affidamento dei servizi pubblici alle società pubbliche.

In questo modo ai Comuni, per la gestione dell’acqua, non rimarrebbero che due soluzioni: la gestione in economia (ovvero in house) e la gestione attraverso aziende speciali.

Alla luce di queste riflessioni, il senso politico del referendum è ben chiaro: non è possibile lasciare all’Ente pubblico la scelta se conservare la gestione dell’acqua a privati o mantenerla in house: la gestione dell’acqua deve restare pubblica e né i privati (società di capitale), né le logiche del diritto privato (profitto, decisioni affidate ad organi privati, logiche economiche private) possono avere accesso.


  1. Perché il terzo quesito referendario

Il terzo quesito referendario è la logica conseguenza della scelta per il sistema pubblicistico.

Una disposizione di legge prevede infatti che il privato possa “ricaricare” sul costo del servizio (per capirci: sulle bollette) una percentuale fissa (attualmente pari al 7%) a carico dei consumatori per la “remunerazione del capitale”.

 

In questa norma sono contenuti due concetti distinti: il primo è che i privati possano fare profitto sulla gestione del servizio pubblico; il secondo è che addirittura questo profitto è assicurato “a priori”, liberando la società privata da parte del rischio imprenditoriale.

Anche dal punto di vista quantitativo,considerando gli attuali tassi di rendimento degli investimenti (quelli finanziari si aggirano tra lo zero e il 3%), il 7%  appare davvero una percentuale “fuori mercato”.

  1. Le obiezioni di rigetto

Gli stessi propositori del Referendum ammettono la sussistenza di un “non irrilevante” rischio che i quesiti referendari vengano rigettati dalla Corte Costituzionale.

Le ragioni di tali incertezze sono molto articolate e nascono da ragioni di diritto estremamente complesse e tecniche, che risulta quasi impossibile riassumere in concetti di facile comprensione.

Si cercherà qui di seguito di esporre le tre obiezioni più rilevanti, nel modo più semplice e comprensibile, comprese le ragioni che portano comunque a individuare ampie possibilità che la Corte Costituzionale le superi.

  1. Le disposizioni da abrogare (in particolare il Decreto Ronchi) sono state introdotte in seguito ad obblighi comunitari. Se così fosse, il referendum sarebbe inammissibile, come più volte la Corte Costituzionale ha ribadito. In realtà, questa argomentazione trova sostegno solamente nella dizione del Decreto Ronchi, il quale si “autoproclama” attuatore di una direttiva comunitaria, quando invece prevede una disciplina della materia ben più ampia e dettagliata (anzi per certi versi antitetica alla direttiva comunitaria). In particolare, la normativa europea mira a rendere obbligatoria la gara d’appalto in caso di affidamento di servizi pubblici a società esterne e ad introdurre nella gestione degli stessi di criteri di efficienza ed efficacia a salvaguardia degli sprechi. Niente di più. Il diritto comunitario non reca alcun obbligo di privatizzazione delle imprese pubbliche o incaricate della gestione dei servizi pubblici, caratterizzandosi, al contrario, per il principio di neutralità rispetto al regime pubblico o privato della proprietà.
  1. Labrogazione di tutte le norme ricomprese nei tre quesiti porterebbe ad un vuoto legislativo assoluto in materia di acque. Se così fosse, il referendum sarebbe inammissibile, come più volte la Corte Costituzionale ha ribadito, affermando che la normativa “restante” deve comunque lasciare indenne “una coerente normativa residua immediatamente applicabile”. Questo deriva dal fatto che molti considerano che il Decreto Ronchi abbia di fatto abrogato gran parte delle normative precedenti in fatto di affidamento e gestione di acque pubbliche. Tuttavia, anche ciò fosse vero (e molti ritengono che così non sia, in quanto le disposizioni precedenti in materia si porrebbero in una relazione di specialità rispetto al Decreto Ronchi, che non riguarda solo l’acqua e dunque non sarebbero decadute) resterebbe perfettamente applicabile l’art. 114 TUEL (Testo Unico Enti Locali del 2000) per la gestione in economia, ovvero la possibilità di affidare la gestione delle acque ad un’azienda speciale, eventualmente anche organizzata in forma consortile.
  1. Labrogazione dellart. 23 bis del Decreto Ronchi sarebbe ultra petita, nel senso che andrebbe molto oltre la questione dellacqua pubblica, dal momento che tale normativa coinvolge tutti i servizi pubblici e non solo quello dellacqua. La Corte Costituzionale ha più volte affermato che non si può procedere ad un’abrogazione che, oltre alle finalità del Referendum, vada ad incidere anche su altre materie non ricomprese in tale finalità. Il presente appare come il timore più fondato. Tuttavia, anche in questo caso, l’argomentazione può essere aggirata e addirittura smentita. Infatti il riferimento ad altre normative ricomprese nel secondo (e terzo) quesito referendario (che dunque risulterebbero assolutamente imprescindibili non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello giuridico) è in grado di dare un indirizzo preciso all’efficacia abrogativa del referendum, anche nei confronti della Legge Ronchi, che verrebbe abrogata solo in riferimento alla gestione dell’acqua pubblica e non degli altri servizi.

Una  questione che comunque anche gli stessi proponenti ribadiscono è che il Referendum darebbe vita ad un sistema normativo piuttosto “vago”e sarebbe più che auspicabile un successivo intervento del legislatore per ordinare in modo efficace la materia (magari provvedendo finalmente a discutere la proposta di legge popolare sull’acqua pubblica o prendendone comunque spunto).

Ciò che effettivamente il referendum otterrebbe è un obbligo “politico” per il legislatore a emanare normative sulla gestione dell’acqua tali da rendere la materia soggetta solo alle norme di diritto pubblico, senza permettere l’applicazione di normative privatistiche.

Esattamente come è avvenuto per il referendum sull’energia nucleare, che ha “costretto” il legislatore a rivedere l’intero ambito normativo, indirizzandone per decenni l’operato in materia di fonti energetiche.

Le presenti note sono state tratte dalla Relazione introduttiva alla presentazione dei quesiti referendari, a cura di alcuni tra i massimi esponenti del Diritto costituzionale italiano.

Alla luce di queste, se ne consiglia ora la lettura integrale.

  1. Il quesito referendario di IDV

Nel tralasciare le questioni di contrapposizione derivanti da fatti politici e da scontri di potere, si vuole qui identificare quale sia la differenza tra il Referendum proposto dai Comitati per l’Acqua pubblica e quello proposto da Italia dei Valori.

Il Referendum di Italia dei Valori si basa su un concetto “politico” differente: ciò che va riformato è il concetto di un affidamento obbligatorio ai privati (più correttamente: a società pubbliche) e l’impossibilità per i Comuni di detenere/conservare la maggioranza di un eventuale pacchetto azionario.

Infatti, IDV ha proposto un solo quesito referendario, mirato ad abrogare l’art. 23 bis del Decreto Ronchi, solo nella parte riguardante l’acqua pubblica.

In altre parole, si conserva la possibilità per il Comune di scegliere tra una gestione pubblicistica e una privatistica dell’acqua e, nel caso di scelta per la seconda soluzione, di detenere la maggioranza del pacchetto azionario, così da incidere in modo significativo sul Consiglio di Amministrazione e sulle decisioni gestionali dell’ente “privato”.

Oltre alla questione politica, è differente anche l’impostazione giuridica del referendum.

 

Gli esperti costituzionalisti di IDV hanno identificato nel rischio di quesito ultra petita (cfr. paragrafo precedente) un ostacolo quasi insormontabile rispetto all’ammissione del referendum ed hanno di conseguenza proceduto a “limitare” la portata abrogativa dell’unico quesito referendario alle sole frasi del Decreto Ronchi che riguardano l’acqua.

Inoltre, sostengono di non aver ricompreso i precedenti Decreti in materia di Acqua pubblica nei quesiti referendari (come invece hanno scelto di fare i Comitati per l’Acqua pubblica)  proprio per non giungere a quel “vuoto legislativo” post-referendario che la Corte Costituzionale ha più volte dichiarato inammissibile.

In conclusione, si può dire che le posizioni dei due schieramenti (come sostiene l’On. Di Pietro) sono effettivamente compatibili e potrebbe avere un senso promuoverli entrambi, anche per chi ritenga più corretta la soluzione “radicale” perseguita dai Comitati per l’Acqua pubblica.

Infatti il sistema referendario di IDV ha maggiori possibilità di passare il vaglio della Corte Costituzionale e, nel caso che i quesiti proposti dai Comitati per l’Acqua pubblica non fossero accettati, potrebbe comunque rappresentare una soluzione di minima, un modo per impedire la più completa e disastrosa resa del pubblico di fronte al problema dell’acqua.

Perugia, 20 aprile 2010

mdt

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